Lo Studio Legale Villini venne fondato nel 1979 da Angelo Villini.
Angelo Villini nacque nel 1952 a Volta Mantovana in provincia di Mantova da una famiglia di origini molto umili; dalla intelligenza molto acuta e vivace, sin da giovanissimo aveva due grandi passioni: il gioco del calcio e il senso della giustizia.
Diversi anni della sua gioventù li trascorse, infatti, sui campi di calcio come calciatore semi-professionista, lavoro grazie al quale riuscì a mantenersi agli studi universitari.
Nel 1977 si laureò a pieni voti in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sperimentale scritta tra le corsie ed i reparti dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere.
Ambizioso tanto nello sport quanto negli studi, iniziò sin da subito a lavorare come praticante avvocato a Brescia presso il prestigioso Studio Legale dell’avv. Claudio Barbieri, tra i più illustri penalisti dell’epoca, dal rilievo nazionale, con cui peraltro mantenne la collaborazione sino alla metà degli ‘90.
Unitamente alla pratica forense frequentò anche il Corso per Magistratura “Vincenzo Mariconda” a Milano.
Prese il titolo di Procuratore Legale nel 1979, successivamente al quale non si risparmiò la sfida del Concorso per Magistrato Ordinario, benché scelse poi la propria passione e vocazione: l’avvocatura. Già dai primi passi nella professione collezionò importanti successi lavorativi soprattutto in ambito penale, malgrado la sua sfera di competenza lo vide sovente anche nelle aule civili.
Dagli inizi degli anni ’80 sino ai primi anni 2000 fece anche il Vice Pretore Onorario presso la Pretura di Montichiari in provincia di Brescia, esperienza che certamente gli consentì di apprezzare ogni sfumatura del processo penale nella sua totalità e complessità.
Nel 1995 si abilitò per le Giurisdizioni Superiori e divenne Cassazionista.
Al di là del pur brillante passaggio nella Magistratura Onoraria, per diversi anni Angelo Villini si fece conoscere per la determinazione e la tenacia con cui costruì sul campo la sua carriera di avvocato, e con cui rese il suo Studio Legale vero e proprio punto di riferimento per il territorio di tutto il mantovano e le zone limitrofe. Da poco trentenne balzò alle cronache per il tragico caso del sequestro della piccola Marzia Savio a Rivoltella del Garda, come difensore della famiglia della piccola, nonché interlocutore per parecchi mesi del sequestratore, Alfio Torrazzina, che fece poi arrestare, da che venne poi processato per sequestro di persona e omicidio e condannato all’ergastolo. Ma Angelo Villini si occupò anche di tanti altri delicati casi, non solamente di omicidio, ma anche in materia di reati associativi, reati contro la libertà sessuale, calcando le più importanti aule penali, e di Corte d’Assise, da Bolzano a Catanzaro, isole comprese.
Un penalista a tutto tondo ma con un amore sconfinato, smisurato e indescrivibile verso il diritto nella sua totalità, che lo portò negli anni della sua professione a studiare e approfondire ogni aspetto del diritto: da quello penale a quello civile, dal diritto commerciale al diritto internazionale e comunitario, al diritto tributario.
Benché la sua grande passione rimase la procedura penale, dopo il calcio naturalmente, che continuò a praticare a livello amatoriale giocando con le squadre degli avvocati.
Da buon “numero 10” costruì una bellissima squadra di lavoro che era il suo Studio, composta da giovani professionisti che si affidavano alla sua esperienza come dominus.
Maestro di tanti giovani, molti dei quali ora brillanti avvocati, taluni brillanti magistrati, ed alcuni anche importanti manager.
Vero e proprio punto di riferimento per la giovane avvocatura mantovana e non solo a cui amava scherzosamente ripetere che “non c’è modo migliore per imparare a nuotare che quello di essere gettati in mare aperto senza salvagente”.
Di lui hanno scritto:
– “…E’ il più brillante giovane avvocato che incontro e me ne rendo conto fin da subito: mi darà filo da torcere per molti anni. Arguto, pungente, astuto, preparato, suadente: entra in aula preceduto dallo stuolo dei suoi praticanti, sempre un attimo dopo, spesso in ritardo ma già pronto alla battaglia. Elegante, sempre in piedi (raramente l’ho visto ordinatamente assiso sui banchi), scattante, rigoroso, mai inutilmente ossequioso e pur rispettoso del Giudice che siede innanzi. Sa bene che deve convincerlo, non avversarlo. Si fida del Giudice, un po’ meno del Pubblico Ministero. Rispetta le parti ma i testimoni in aula con lui non hanno vita facile: il rito accusatorio (da pochi anni in vigore) è campo suo, conosce molto bene le infinite possibilità che si aprono al difensore per far valere le sue ragioni e per convincere il Giudice. Ne apprezzo subito il carattere…” – Marcello Bortolato, Giudice ora Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze.
– “… Ricordo che l’impegno di studio e di aggiornamento risultava così ossessivo in Angelo da fargli mandare a memoria la numerazione delle sentenze della Corte Suprema di Cassazione. Potevi incrociarlo in un corridoio del Palazzo di Giustizia o in un’aula sentendoti dire, prima ancora del saluto, “hai letto la sentenza n. 27873?”. Alla mia risposta impacciata seguiva la sua illustrazione del principio di diritto affermato dal nostro giudice di legittimità e allora il discorso si faceva serio, intorno ai due avvocati incontratisi per caso si formava un capannello di altri, giovani e meno giovani. Magari ci capitava dentro pure un magistrato di passaggio che rendeva quell’ambiente casereccio e cordiale una autentica scuola sul campo…” Sergio Genovesi, avvocato già presidente della Camera Penale della Lombardia Orientale distretto della Corte d’Appello di Brescia, segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Mantova, sindaco della città di Mantova 1990-1993.
– “…il suo senso umano e la sua immensa cultura mi affascinarono. Il suo stile inconfondibile, la sua forma smagliante, il suo modo limpido di argomentare,, costituivano per me, allora ventenne alle prime armi, un vero e proprio esempio da seguire e non un semplice datore di lavoro. Aveva la capacità di dire cose enormi con una semplicità in grado di demolire qualsiasi preconcetto… Amava ripetere di essere un professionista libero e non un libero professionista…. Si dedicava in maniera totalitaria al suo lavoro ed era un testimone, un apostolo della professione forense” – Luigi Facincani, avvocato ora manager dirigente presso la ASST di Brescia.
– “La prima volta che ho incontrato Angelo eravamo agli inizi degli anni ’70. All’epoca ricoprivo la carica di sindaco di Guidizzolo ed ero solito, in occasione del mercato settimanale, aggirarmi fra le bancarelle per ascoltare gli umori dei cittadini. Notavo sempre un giovane smilzo e dinamico, con gli occhi intelligenti e accesi, che aiutava i familiari nella vendita, ma appena poteva si ritirava a leggere sedendo sul furgoncino dietro al banco. Un giorno devo essermi attardato più del solito a guardarlo immerso nella lettura del suo libro. “Sta preparando un esame all’università” interveniva prontamente la titolare della bancarella, madre del ragazzo, che aveva intuito la mia curiosità, “mah dice che vuole fare l’avvocato, da quando è piccolo ripete che è il suo sogno”…. La professione di avvocato è sempre stata la sua priorità ed eccellere in essa la sua unica aspirazione. Nemmeno lo sport poteva distrarlo dai suoi fascicoli. “Vorrei solo sentirmi dire che sono un bravo avvocato” mi aveva risposto con un sorriso il giorno che avevo elogiato le sue abilità calcistiche dopo avere assistito ad una partita in cui si era parecchio distinto….” – Giuliano Fontanesi, avvocato e collega dello Studio associato Villini-Fontanesi dalle origini, dai primi anni ’80 sino agli inizi del 2008.
– “Mio papà amava le metafore calcistiche, per lui ogni cosa era come se fosse una partita di calcio….Ricordati che la partita finisce solo quando l’arbitro fischia la fine, e fin quando l’arbitro non fischia la fine si è ancora in tempo per fare goal. Bisogna cercare di fare goal !…” – Ottavia Villini
A tutti i collaboratori di studio, a tutti gli allievi e a tutti i colleghi che incontrava anche per caso nei corridoi del Tribunale non risparmiava aneddoti e battute, tra questi amava ripetere che occorre fare tanto e bene finché ci siamo perché non siamo eterni “…dove io mi fermerò qualcuno continuerà”.
Nella primavera del 2019 gli venne diagnosticato un male incurabile che gli diede pochi mesi da vivere, ma quel tanto che bastò per preparare tutti i suoi collaboratori e la figlia Ottavia poco più che trentenne a continuare, ed a saper “nuotare in mare aperto senza salvagente”.
Il 19 Novembre 2019 Angelo Villini ci lasciava, ed insieme lasciava un vuoto incolmabile nei familiari, nei collaboratori, nella avvocatura mantovana e non solo, e in tutti i colleghi amici e compagni di sfide calcistiche.
Nel 2022 è stato pubblicato un libro in sua memoria a cura del Professor Costantino Cipolla, edito da “FrancoAngeli” dal titolo “L’identità sociale dell’Avvocato” scritto con il contributo di familiari, colleghi, magistrati, amici.
Il 27 Maggio 2022 è stata costituita dall’Associazione Sportiva Dilettantistica degli avvocati della squadra di calcio del Foro Virgiliano una targa in memoria dei tanti momenti e delle tante battaglie condivise sui campi di gioco.